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19 thoughts on “º•

  1. Pendolante ha detto:

    Che leggiadria nel sollevarsi la gonna a quel modo… ma a me più che amore, ricorda le “resdore” di una volta con le cosce tornite e il grembiule sempre addosso, che improvvisavano un passo di danza col figlio, condividendo con lui una recente gioia… perdonerai la mia interpretazione?

  2. pyperita ha detto:

    Riflettevo sul fatto che le tue vignette sono poetiche, mentre il nome che hai non rimanda a immagini piacevoli. Perché lo hai scelto?

  3. ciku ha detto:

    prima coppia: lei gli dice “tùffati!”. direi —> fiducia
    seconda coppia: lei gli dà un calcio rotante nel ginocchio. direi —> possesso

    tanti tipi di ammmmore.

    (scusa la castroneria. sto facendo di tutto per evitare di mettermi a rivedere le programmazioni annuali)

    • @ pendolante:
      E io che mi ero fatto tutto uno studio … : )

      @ pyperita:
      Era una giornata buia e tempestosa. La pioggia spazzava i tetti e le strade ed io avevo il morale davvero, ma davvero sotto i tacchi. Uno mio amico mi telefonò e mi chiese come stavo. Risposi che era come mangiare una pasta di pesto di rospi, amico mio. Ridemmo di gusto.
      Venne fuori una chiacchierata da far essere felici … e la giornata cambiò di segno. (vedi quando ti infili nel passato come è difficile coniugare?!)
      Ecco il motivo per cui sono affezionato a questo nome. Per me è più che poetico. Mi suona come una specie di formula o di incantesimo … inventato chissàquando e chissàdove da una qualche strega …

      @ ciku:
      Cherie … io adoro i calci rotanti alle ginocchia!

  4. kovalski ha detto:

    Due note e il ritornello
    era già nella pelle di quei due
    il corpo di lei madnava vampate africane,
    lui sembrava un coccodrillo…
    i saxes spingevano a fondo
    come ciclisti gregari in fuga
    e la canzone andava avanti
    sempre più affondata nell’aria…
    quei due continuavano,
    da lei saliva afrore di coloniali
    che giungevano a lui
    come da una di quelle drogherie di una volta
    che tenevano la porta aperta
    davanti alla primavera…
    qualcuno nei paraggi
    cominciava a starnutire,
    il ventilatore ronzava immenso
    dal soffitto esausto,
    i saxes, ipnotizzati…
    dai movimenti di lei si spandevano
    rumori di gomma e di vernice,
    da lui di cuoio…
    le luci saettavano
    sul volto pechinese della cassiera
    che fumava al mentolo,
    altri sternutivano senza malizia
    e la canzone andava elegante,
    l’orchestra era partita,
    decollava…
    i musicisti,
    un tutt’uno col soffitto
    e il pavimento,
    solo il batterista nell’ombra
    guardava con sguardi cattivi…
    quei due danzavano bravi,
    una nuova cassiera sostituiva la prima,
    questa qui aveva gli occhi da lupa
    e masticava caramelle alascane,
    quella musica continuava,
    era una canzone che diceva e non diceva,
    l’orchestra si dondolava
    come un palmizio davanti a un mare venerato…
    quei due sapevano a memoria
    dove volevano arrivare…
    un quinto personaggio esitò
    prima di sternutire,
    poi si rifugiò nel nulla…
    era un mondo adulto,
    si sbagliava da professionisti…

  5. kovalski ha detto:

    paolo conte, ovviamente

  6. cirinciampai ha detto:

    sonu a ballu…lo so che tu non lo diresti così:-)

    (in realtà neanch’io, ché un amore recente il mio. ma se non ci sorprendesse e se non ci facesse volteggiare come mai avremmo fatto prima, che amore sarebbe???)

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