Cin cin

cincin3

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25 thoughts on “Cin cin

  1. Pendolante ha detto:

    Non ha mica ‘na bella cera il tuo amico

  2. cirinciampai ha detto:

    da quanti sorsi è lì…a cercare di pronunciare il mio nome?

  3. Ma ha detto:

    si.. alla fine ierisera è andata così.

  4. cirinciampai ha detto:

    femme fatale…moi?!?

    certo che saremmo proprio una bella coppia:-D

  5. ciku ha detto:

    (arrivo a quei livelli con mezza birra)

    diavolo, la postura è spettacolare! bvavo bvavo, pac pac

  6. magneTICo ha detto:

    troppo bello.
    come sempre.

  7. thatfaintingthing ha detto:

    a me pare di conoscerlo. è Carlo.

  8. thatfaintingthing ha detto:

    ha un Tarlo, vedi ? è lui!

  9. thatfaintingthing ha detto:

    ma no. è solo incazzoso per via della Lisetta. sai. la figlia del droghiere. pensava di piacerle alla Lisetta, per come lo aveva guardato venerdì l’altro in negozio. ma si sa, la Lisetta è nata strana, quello sguardo lì lo dà a tutti, mica solo al Carlo. che poi mica vuol dire niente, è solo un suo modo di guardare. Ma ogni tanto qualche allocco si pensa di piacerle, che poi la Lisetta è anche carina. l’altr’anno il droghiere ha avuto il suo da fare per convincere un tizio di Molfetta a lasciarla perdere. che si era perso proprio.
    povero Carlo. è questo il suo Tarlo. è la Lisetta.

  10. thatfaintingthing ha detto:

    mi piacerebbe proprio vederla, la Lisetta, sai. ma non come la vedrei io. ma come la sta pensando il Carlo adesso, con l’occhio spento e la bottiglia in mano. che tra un sorso e l’altro nemmeno se lo ricorda se era birra o se era grappa.
    tant l’è istess.

  11. thatfaintingthing ha detto:

    cos’era.. mi sembra fine febbraio o marzo, mi sembra. che era abbastanza caldo da lavorare, all’interno almeno, ma venivamo via dai cantieri alle cinque che ormai era buio e si sa che coi faretti a terra da cantiere le ombre tirano storto e i muri non vengono su storti anche loro. l’Armando ci riportava col ducato al bar del benzinaio e ci si beveva un bianco e poi tutti a casa a dormire che le cinque tutti i giorni è dura anche d’estate ma a marzo poi.

    In quel periodo su alla villa eravamo solo noi tre, che i lavori grossi erano fatti, le solette e il tetto erano fatti dall’autunno, e mancavano solo i tramezzi. per il resto era ancora tutta nella testa dell’architetto, quella villa. per noi era il freddo ladro delle finestre chiuse coi teli di plastica e le assi, il male alle mani e le pisciate nella terra gelata del terreno dietro.

    e così eravamo al bar del benzinaio e mi ricordo che il Carlo quella sera era un po’ strano, lui che non parlava mai quella sera non parlava proprio. se ne stava li col suo bianco e nemmeno ci ascoltava.
    poi era passato il droghiere e gli aveva dato le trentamilalire, quelle per la porta riparata, che per adesso andava bene così, gli aveva detto, che se tornavano l’avrebbe cambiata con una seria ma che in una drogheria cosa vuoi rubare, che lo avevano visto anche loro e infatti avevano preso solo le tre stecche di malboro che teneva sotto alla cassa, roba che neanche vendeva, lui. e poi il Carlo gli aveva detto che passava domani, a regolare la maniglia, magari quando il negozio era chiuso, se potevano aspettarlo all’una che faceva giù un salto, che tanto la villa era a due passi e lui a mangiare era veloce. il droghiere aveva detto che aveva da regolare le bestie a casa a quell’ora, ma mandava la figlia.
    deve essere stato così che il Carlo ha conosciuto la Lisetta, cioè si conoscevano da sempre, che tutti si conoscono da sempre al paese, ma poi nemmeno si salutano. ma quella volta doveva avergli detto ciao.

    A me il Carlo è sempre sembrato un tipo a posto. un po’ musone, ma a posto. il padre non lo aveva voluto studiato, aveva mandato il fratello grande, alle scuole, ma Carlo no. Carlo non era fatto per i libri diceva e poi non era secco come l’altro e poteva dare una mano a casa. Ma il Carlo non aveva voluto lavorare col padre, era venuto dall’Armando che era ancora ragazzino e lui lo aveva preso a paga per poche lire, che si vedeva che era uno che poteva lavorare duro e non rompere i coglioni, taciturno com’era.

    ma adesso dopo che è uscita questa novità credo il Carlo non verrà più su alla villa con me e l’Armando, villa che tra l’altro sarebbe anche finita da un pezzo se l’architetto non avesse voluto anche la piscina.
    a me fa ridere: lui fa la piscina la nel posto dove noi facevamo le pisciate. mi fa ridere.
    il Carlo lavora dal padre, e i sacchi invece me li porta Said, un egiziano che l’Armando ha trovato non so dove ma che deve aver un gran bisogno di soldi per fare quello che fa con quella paga.

    Ma della Lisetta io l’ho saputo solo ieri, che mia madre è amica della moglie del droghiere.
    e come l’ho saputo io è sicuro che lo ha saputo anche il Carlo.
    dicono che è dell’Armando, che è stato lui.
    e un po’ mi dispiace, per il Carlo, perché per me è uno a posto. non sarà un genio, ma è a posto. se era suo poteva sposarla, almeno. un bel Tarlo.

  12. thatfaintingthing ha detto:

    eh, ma guarda che hai fatto tutto tu. io ho solo unito i puntini..

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