Archivi categoria: Ingorgo

Non ho niente da dire

Armate le armi, liberate le sicure, c’incamminammo verso la duna.
Era molto alta la Luna
Cervelli di cemento, ci trascinavamo nella sabbia.
Ad ogni passo la duna scendeva negli scarponi.
Noi la scalciavamo e lei ci mangiava.
Era il punto dove la grammatica voleva inalberarsi ad afferrare il vento.
Quando allo stremo, preda della collera, tentò di allungarsi ancora, udimmo uno schiocco.
Allora come un tendine si spezzò.
E vedemmo cadere giù tutte le parole e la maggior parte del senso delle cose.

Nessuno morì.

Questo più di ogni altra cosa ci spaventò. Insieme al fatto che mancarono le direzioni.
Ci fu chiaro però che adesso non era un concetto. Era sabbia ed era duna e di lì a poco sarebbe stato altro.

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Menta forte

Quando temevo di più il giudizio delle persone sapevo mentire meglio.

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Così sia

Saltò la prima macchina scivolando sul culo. Si sentì fottutamente poliziotto americano ma, ironia della sorte, era solo il ladro di Milano. Rubata la chitarra era filato diritto nella diagonale dell’incrocio e s’era fatto così vedere troppo. Li aveva dietro, adesso, e chi dice che il poliziotto porta la pancia sopra la cintura non conosce Rhum & Cola. Rhum nato a Cusano Milanino a 14 anni faceva il portiere e Cola gli segnava quasi mai anche se era il più bravo a calciare il pallone. Perchè erano nati fratelli da famiglie diverse e sapevano pensare insieme.
L’alcoolico scivolò a destra, l’altro saltò dietro il Fattorino.

Lui, Fattorino, non sapeva suonare bene ma lo faceva di lavoro e in una rissa al bar del Piero glie l’avevano rotta in due e dopodomani era venerdì anche nei navigli. Fattorino Fattorino guarda che razza di casino, si diceva stringendo il collo allo strumento con la mano sudata che scivolava su e giù. Fattorino Fattorino, ma non c’era una strada più corta da correre? Andiamo avanti fino a notte! Sono già le sei e mezza e questa sembra la periferia. Corro da tutto un pensiero lungo che mi era cominciato dopo i 16 anni. (Mi sembra che corro per un corridoio)

Prese il portone di una casa senza piani e pianerottoli. Contò 50 scalini dieci volte  e guardò di sotto il poliziotto calvo l’aveva nel mirino, soffiava, Rhum, l’altro continuava a salire. Hey amigos que quieres? No soy un bandido, necessito que viver!
Pum! el primero bussolotto e pam el secundo e Pum! el terzero.
no no no fischia l’Arbitron che no es costume di sparar per stanchessa.

allora si ricomincia

Altri scalini e Rhum rimane indietro e sbuffa, no guarda più in alto, solo gli spigoli degli scalini e le punte dei piedi per non inciampare e chiama il Cola Cazzo! Cola! e il Cola non risponde, arriva, l’alcoolico,

finalmente

al pianerottolo e il corridoio settantatrè porte di legno, cinquantadue neon vecchi, 40 fulminati , le pareti sbavate dal tempo, fumi e cose altre. Una finestra come un puntino in fondo. L’alcoolico cammina, ci mette quindici minuti.

Il Cola è seduto per terra e si tiene le ginocchia e fuma una sigaretta, benedetto dalla luce di taglio della finestra che si beve il suo cocktail de tramunto y polvere.
Fattorino non si vede. Dov’è?
Ascolta: c’è musica nella stanza, fattorino non ha speranza.
Rhum prende fuori la fiaschetta dello spirito, siede e baratta per un’altra sigaretta.
Si fermano così e pensano al punto del tempo in cui si trovano, e in questa ottica tutto è una decisione che si può prendere.

Fattorino tiene stretta la sua amante e la bacia come un’albicocca
Fattorino sente male come un mal di denti.
Fattorino diobono!
Fattorino apre la porta.

Rhum & Cola gli hanno lasciato una sigaretta.
“Fattorino, così sia”
l’hanno pensato insieme prima di andare via.

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Tyron

Tyron era scalzo da sempre e sotto i piedi aveva mappe disegnate dai suoi lunghi viaggi.
Quando si sentiva solo, magari in una stanza di qualche parte a luce soffusa della sua mente, invece di guardare delle fotografie si sedeva sul letto e prendeva i piedi fra le mani.
Li lisciava e li accarezzava ruvidi com’erano.
Tyron aveva piedi sinceri che gli ricordavano dove e cosa era stato. Piedi robusti su cui poteva contare sempre.

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Sprot prima edizione

Sproot sprot sprooot con tranquilla baldanza sprotteggio in lungo e in largo, non bado alla gente che rapidamente al naso porta le mani e odio e disprezzo alla mente per me che sprotteggio. È solo invidia perché gonfio col sedere anche il palloncino del carabriniere. Non detestate quel che non conoscete perché il mio sproot è aria di montagna, fragranza di fiori nell’aria ed eccelsa felicità dell’animo che si ripiega ed espand e e e sprrrroot prott prot zampetta e saltella hoopp salta sù e scende dietro dall’altra parte della collina dove anche se sprottt nessuno si sprat e potpotpot segue il treno la giusta direzione fino al mare che lava ah! Lava tutto!
A stella marina sulla spiaggia. Panza all’aria nari bell’e aperte a tirar dentro tutto quello che si può e chi se ne frega se sprot sprootsprooot …

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Disattenzioni

Sto sdraiato sul divano. Ad agosto quì non c’è niente da fare.
La televisione definisce l’estate più calda degli ultimi cinquant’anni … e io sudo.
Me ne sto sdraiato su un lato e conto i lumaconi che mi scendono di traverso lungo la schiena. Ci saranno in città un massimo di 30 macchine, non passa nessuno. Potrei commettere un crimine, potrei creare un partito politico ad esempio e nessuno se ne accorgerebbe. Potrei andare nudo per la strada, ciondolare il pistolino fino piazza del duomo e l’unica prova sarebbe la foto di qualche turista.

Me ne sto sdraiato e mi diletto quando a un tratto l’orecchio sinistro,
quello contro la stoffa,
quello che non suda mai,
comincia a sudare.
Ma non in un modo normale … suda … da dentro?
Allora mi siedo. Ci metto una mano.
Che cavolo! Viene fuori un liquido. Un impasto come quello per fare le crepes, solo c’è troppo latte e il colore è un po’ più verde.

Vacca in fiamme! Mi si sta squagliando il cervello?!
Non ci credo. Tappo i padiglioni ma scende lo stesso. Adesso comincia anche dall’altro lato. Lente gocce di cervello mi rotolano sugli avambracci e cadono dai gomiti al tappeto. Questo non va più via,  penso, devo fare qualcosa.
Vado in cucina e metto due scodelle sul tavolo a raccogliere.
Che casino, caldo fottuto, effetto serra dei miei coioni, ora cosa faccio?

La prima idea è quella di combattere il problema in modo logico: tampono le orecchie con lo scottex, giro al massimo la rotella del freezer e infilo la testa nel cassetto dei surgelati e del mirto. Basta mezz’ora perchè i primi effetti comincino a vedersi: il flusso rallenta sempre di più fino a fermarsi.
La massa grigia, quella rimasta, si congela in 75 minuti.
È un successo … ma la questione è ancora ben lontana dall’essere risolta.
Potrei abbassare la temperatura della stanza e aspettare l’arrivo di un medico o dell’inverno … ma così morirei assiderato e poi non saprei come farlo. Potrei mettere la testa nel congelatore a intervalli regulair di 40 minuti, ma gli sbalzi di temperatura danneggerebbero il danneggiabile e mi buscherei di certo un raffreddore.

Prendo allora a sfogliare dei manuali di biologia, fisiologia, chimica applicata e fisica, quelli che ho in casa. Apprendo che per un qualche inspiegabile motivo, la temperatura di fusione del mio povero cervello deve essersi abbassata e che il caldo straordinario di questa estate mi sta giocando un tiro mancino.
Nessuna traccia di soluzione.

Penso di sigillarmi le orecchie con della cera, ma mi brucerei o rimarrei comunque mezzo sordo fino all’autunno. E poi? L’estate dopo? No, il rimedio deve essere definitivo. Considero la possibilità di depressurizzarmi la scatola cranica.  Giusto qualche giorno fa ho acquistato una di quelle trappole che si usano per mettere sotto vuoto gil alimenti … ma sarebbe pericoloso: i timpani potrebbero cedere, lacerarsi. Devo considerare questa evenienza.

Me ne sto lì, coi pantaloncini, le calze e la maglietta. Me ne sto coi capelli duri, omaggio al miglior Tatlin. Me ne sto, rimasticando.

Me ne sto e in quel momento arriva: come il capo giusto da tirare per risolver la matassa e il nodo, arriva l’idea. Quel liquido che tanto ricorda l’amalgama per le omelettes io lo potrei cuocere! Ma sicuro. Fissato per sempre nella forma di una grande polpetta … Geniale!

Manca solo di verificare l’idea. Prendo una padella e la metto a scaldare sul fuoco. Una noce di burro, come d’obbligo in ogni ricetta che si rispetti, e dopo alcuni istanti verso dalle scodelle il materiale precedentemente raccolto.
Funziona! Lascio dorare … e poi giro la crepe. Ha un aspetto ottimo.
La condisco con zucchero e limone e me la mangio prima che si freddi.

La mia intuizione è applicabile.
Il fatto di avere anche recuperato una parte di cervello che ritenevo ormai persa è una vera iniezione di ottimismo. Così accendo il forno e fisso la manopola sui 180 C°. Lascio scaldare per alcuni minuti. Apro lo sportello e ci ficco dentro la testa.

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Estmltis

Elefante gigante tinge la criniera di rosa per apparire migliore dei suoi compari nel recinto.

Suoi compari fan la fritata e i buten denter l’elefante gigante.

Topo poliziotto beve troppo e dimentica la pistola nel pub.

Musicista uomo suona contrabbasso come una scimmia.

Latte andato a male per troppo stress.

Treni sempre in ritardo.

Il fumo fa male.

Spostati!

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Povero cuore d’uomo
come farai a non tracimare?

I Magnifici Quattro

Victor disse che era tempo di andare. Il pub doveva chiudere,
La musica finire e picchiò uno stonk sulla saracinesca.
Tre stavano in uno: musica
Blues. Sei mani per quattro
Quarti pronti via e intorno fantasmi
Di ballerine senza veli, profumo
Di mirto.

Stonk

Stava tutto concentrato
L’incantesimo. Contratto
E io vedevo che cresceva.
Stefano teneva la curva, la teneva per i capelli.
Oddio, la notte!
È arrivata e li ha fatti ubriacare.
Vedono sotto i vestiti.

Stonk.

Salvatore è un galantuomo e un ballo non può rifiutarlo.
Musa bella dove mi porti?
E io vedevo anche lei che si passava la lingua sulle labbra
E respirava il colletto al suonatore.
Il suonatore pregava,
La musa beveva come un vampiro.

Stonk.

La musa beveva come un vampiro e fletteva la schiena.

Stonk.

Meglio perderci allora? Mi tuffo nel bicchiere e ritiro le scuse, signorina.

Stonk.

Victor disse che era serio, che non c’era da scherzare e
Guardò fuori con aria preoccupata. La città teneva il fiato un metro sopra le strade.
Non mi piace. Non mi piace per niente, questa è la notte che porta le chiavi.
Se riesce a trovarci decide lei dentro o fuori. Muovete le
Chiappe.

Stonk
Dling

Armando era un lupo, era un indiano piegato sui tamburi.
Con la testa di lupo ringhiava l’idioma del tempo e delle sue perturbazioni.
Tagliava le nuvole di fumo in dodici battute.

Stonk

Se apro le ali adesso volo via, pensai, in fondo siamo tutti
Ammalati di qualcosa.

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New York

George cammina new york. Ha la sigaretta bagnata perchè piove, ha le mani impegnate a tenere il giornale, così il fumo gli finisce nel naso e non è una cosa buona. I pantaloni scivolano sotto le scarpe, una pozzanghera li sposa . A pagina cinque grandi lettere titolano che quando piove new york ha lo stesso umore di milano, in fondo alla pagina l’articolo di cui gli ha parlato Marcel: centro specializzato produzione idee. Garantito! Tutte diverse. Prezzi modici. Quanto siamo lontani dalla musica di cuba? Un pianoforte. Tentatore. Un pianoforte e una tromba.
George chiude il giornale sorridendo. Piove ancora vecchio George.
Il tassista canticchia “dos gardenias para ti” e ferma la macchina. Ha bisogno di un passaggio buonuomo?  Non ho ancora trent’anni e già mi lasciano il posto in metropolitana. È per via della faccia, credo, alle volte fa piacere, altre volte no.
Sedili in finta pelle marrone, le cose brutte che mi piacciono, musica latino americana, un rosario allo specchietto, occhi marroni. La strada lo specchietto, la strada lo spacchietto: tutto bene?
Benissimo grazie. St. Stanton Street n° 2 per favore … ma in verità mi sento  come Woody Allen. Signor cubano mi crederebbe se glielo dicessi? Non vede come piove?

N° 2: è un edificio a due piani molto lungo e completamente bianco in mezzo ad un grande prato. Oh !
Le porte di cristallo si aprono da sole scorrendo. Non c’è atrio, solo una grande stanza bianca lunga più di quindici metri, divisa in due da un nastro rosso. A sinistra seggiolini di plastica rossa e una scritta sul muro: donatori; a destra seggiolini verdi e la scritta: compratori. Un uomo con i baffi bianchi la giacca spigata grigia, un dolcevita nero e un cappotto grigio appoggiato sulle gambe, siede in fondo dalla parte dei compratori. Gioca con una sciarpa bianca. Stringe l’ultimo nodo e mostra quello che dovrebbe essere una specie di animaletto accucciato tra le sue mani. George gocciola ancora. Alle sue spalle la porta si apre e si chiude senza fermarsi. George fa un passo avanti la porta smette. Bello! A voce alta. L’uomo sorride incredibilmente contento. Me l ha insegnato la mia cameriera! Di solito li fa con i tovaglioli … vengono meglio.
Scusi, per le informazioni?
Da una porta invisibile esce una ragazza uguale identica a Farrah Fawcett da giovane: vuole vedere come funziona?
Alla sorpresa di George l’uomo risponde con un gesto indicando le telecamere negli angoli.

George e Farrah percorrono corridoi e sbucano su una passerella. Sotto di loro uno stanzone grande come due palestre da pallavolo-calcetto+basket pieno di banchi con persone sedute su seggioline microscopiche. Per ogni tavolo un computer portatile. Alcuni scrivono altri sono abbandonati contro lo schienale. Davanti a loro una immensa scrivania piena di bicchierini di plastica. I muri sono grigi, finestre solo in alto e musica latinoamericana in diffusione.
Vuole che le spieghi?
Fara indossa un tailleur grigio stiratissimo. Appuntata sul colletto una spilla d’oro: la M di Mc Donald.
Questi sono i donatori. Cambiano ogni giorno. Possono tornare al massimo sette volte … per garantire quella che chiamiamo … non me lo ricordo più, mi scusi è il mio secondo giorno quì …  sono così imbarazzata …
Immagino!
insomma per evitare ripetizioni. Lei è donatore o compratore?
Non saprei, ho letto un articolo sul giornale e sono venuto.
Mmmh … capisco … beh mettiamola così: se dona le diamo 50 dollari per idea, se compra ce ne deve dare lei 500.
Dovendo scegliere preferirei di sicuro la prima ipotesi, ma cosa dovrei fare?
Vede quei bicchierini? Quel liquido rosso è una sostanza sintetizzata in laboratorio. Produce effetti molto simili a quelli della marjiuana …
Interessante …
Sì, bene, ad ogni soggetto viene posto un quesito da risolvere. Può essere politico, scientifico … tra i nostri clienti ci sono addirittura alcuni famosi registi che vengono per avere nuove storie da mettere in scena.
Addirittura!?
Sì. Bene, il donatore beve tre dosi ed entra in uno stato che i medici definiscono … definiscono … insomma avrà provato anche lei…
Farrah quando sorride imbarazzata …
Il cervello proietta in questo stato una serie di immagini apparentemente senza significato che il donatore deve solo annotare nel giusto ordine sul suo computer.
Capisce bene che il processo è differente da persona a persona. La vita passata i … i … retaggi culturali e perchè no le religioni, le diete, i gusti personali ne sono il motivo.
E poi?
E poi noi abbiamo il codice.

?

Non mi chieda come si chiama, ma funziona. Nel cervellone le immagini vengono decifrate, rilette nel modo giusto e voilà. È quel famoso tot percento che non sappiamo come utilizzare,
ma loro sì, sì che lo sanno.
… e perchè non ce lo dicono?
Ma signor George c’è il copyright!

Quando George tronò a casa tirò fuori dalle tasche  il prezioso dono di Farrah: tre bicchierini, coperti di carta stagnola stavano sul tavolo in cucina. Bevve e andò subito a dormire.
Sdraiato nel lettone matrimoniale immaginò un hamburger.
Poi il segno più, poi ancora una confezione per hamburger questa volta bianca con un punto esclamativo rosso stampato su un lato. Uno schieramento di persone con delle ventose appiccicate a mo’ di mungitrici sopra la testa.
Una notte movimentata. Il vecchio George si agitava sul materasso. Fuori dal suo appartamento al trecentesimo piano il vento schiaffeggiava con forza raffiche di pioggia contro i vetri e ululava e fischiava e bestemmiava.
E infine fu il silenzio.

Apparve un coro di angeli mulatti e gentili, fatti di ruhm. La musica cubana. Il mare cubano. il tramonto cubano.
Il dolcissimo sorriso di Farrah Fawcett.

Pax Cubana.

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